Il disco cifrante di L.B.Alberti
Leon Battista Alberti, nel suo
Trattato della cifra,
ha proposto un disco composto di due cerchi cifranti concentrici:
uno esterno detto
stabile con 24 caselle contenenti 20 lettere latine maiuscole
(escluse H, K, W e Y, con U=V I=J) ed i numeri 1 2 3 4 per il testo chiaro;
ed uno interno detto
mobile, con le 24 lettere latine minuscole per il testo
cifrato:
le 20 lettere maiuscole messe in ordine alfabetico: le 24 maiuscole in
disordine. (questa è una norma fondamentale, trascurata da molti
successori dell'Alberti, senza la quale si ha una semplice generalizzazione
del
codice di Cesare).
Fissata una lettera maiuscola come indice (ad es. B) si deve spostare
il disco mobile interno e scrivere, come prima lettera del
crittogramma, la lettera minuscola
(nel nostro caso
j) che
corrisponde alla B; quindi cifrare alcune parole con la lista risultante.
I numeri 1 2 3 4 servono da
nulle.
Quando si decide di cambiare la lista cifrante si scriverà
la nuova lettera chiave in maiuscolo
in modo da indicare chiaramente al corrispondente il cambio di lista. Ciò fatto,
si porterà quella lettera ad affacciare l'indice B ed in questa nuova posizione
si cifreranno altre parole secondo la nuova lista.
Per aumentare la segretezza (le lettere maiuscole costituiscono un aiuto
non solo per il corrispondente ma anche per il "nemico")
l'Alberti suggerisce di usare uno dei quattro numeri per
segnalare il cambio di alfabeto; la lettera minuscola corrispondente al numero
sarà la nuova chiave; non vi sono quindi più lettere
maiuscole e la cifra risulta così molto più sicura, e
decisamente superiore a quelle che la seguirono nel tempo, e
in particolare alla fin troppo famosa
Tavola di Vigénère.
Si tratta in definitiva di una delle cifre polialfabetiche più sicure,
che non ottenne il successo meritato anche per la decisione dell'Alberti di
tenerla segreta. (il suo trattato fu pubblicato solo un secolo più tardi
a Venezia insieme ad altri suoi "opuscoli morali" e passò quasi
inosservato).