| Storia della crittografia - Cifrari polialfabetici | |
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| Le cifre di G.B.Bellaso | |
| Cifrari simili: Alberti - Porta - Vigenere |
Il bresciano G.B.Bellaso pubblicò tra il 1553 e il 1564 tre opere di crittologia contenenti alcuni cifrari polialfabetici di notevole interesse.
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I O A B C D F G H L V E M N P Q R S T X |
| I O A B C D F G H L
X V E M N P Q R S T |
| I D V Q | I O A B C D F G H L
V E M N P Q R S T X |
| O F E R | I O A B C D F G H L
X V E M N P Q R S T |
| A G M S | I O A B C D F G H L
T X V E M N P Q R S |
| B H N T | I O A B C D F G H L
S T X V E M N P Q R |
| C L P X | I O A B C D F G H L
R S T X V E M N P Q |
Verme O P T Chiaro I N V I A R E T R U P P E D O M A N I Cifrato X C O X E G A A I C H H D M T D X F S
Le cifre del Bellaso sono più deboli di quella dell'Alberti perchè usano alfabeti invertiti e non del tutto arbitrari, mentre il cambio di lista non è segreto. Il Bellaso sembra comunque essere stato il primo crittologo moderno a proporre l'uso di parole chiave o versetti come chiavi di cifratura, un uso poi divenuto popolarissimo in crittografia, a partire dal cifrario di Vigenere.