| Storia della Crittografia | |
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| Cifratura con polifoni |
Il criterio che sta alla base della cifratura con polifoni, il cui inventore sembra essere stato G.Cardano attorno alla fine del XV° secolo,è che un segno o gruppo cifrante possa assumere più significati, come indica anche il nome stesso (polloi=molti ; fonoi=suoni).
I segni sono di solito cifre o gruppi di cifre numeriche sia per la loro maggior chiarezza rispetto a segni di fantasia, sia per la loro mancanza di legami con le normali lettere alfabetiche.
Il principale vantaggio di questo sistema è quello di rendere pressoché impossibili i metodi di decrittazione statistici ; gli svantaggi sono la laboriosità della preparazione e la lunghezza del testo.
Infatti per avere gruppi cifranti di due lettere ciascuno le possibili combinazioni sono il prodotto delle 26 lettere alfabetiche più lo spazio e le accentate(32) per loro stesse (1024) escluse le combinazioni non presenti nella lingua in cui si scrive; in Italiano, per esempio, dato che ogni parola può terminare solo con vocale e che j,k,q,w,x,y hanno un uso assai limitato sono 369, mentre per esempio in Francese sono circa 515 e più o meno lo stesso numero anche in Inglese, Tedesco ecc...
Se rimaniamo nel campo dell'Italiano, anche dando ad ogni gruppo di cifre tre significati, ce ne occorrono 123, mentre per altre lingue dobbiamo impiegarne più di 160.
Ad esse si devono aggiungere una o più cifre o gruppi di cifre nulle .
Intavolato l'elenco dei digrammi e delle nulle da rappresentare, si devono collegare, poniamo a tre a tre, i vari digrammi, badando bene di presentare alternative inequivocabili (non per esempio "a " e "à ") in maniera da non creare confusione nel destinatario della cifra.
Poi è consigliabile creare, servendosi dei gruppi cifranti non utilizzati, un nomenclatore con le parole o le espressioni che si pensa di usare di più , in maniera tale da consentire di abbreviare il più possibile il testo, che altrimenti sarà lungo circa il 20% in più di quello in chiaro .
Nel XVII° secolo, il Meister, uno studioso di crittografia che si dedicava anche attivamente alla cifra del testo, usando gruppi cifranti particolarmente accorti ed un nomenclatore ben preparato, riuscivà a produrre cifre più brevi dei testi in chiaro da cui partiva: ne abbiamo un esempio in un suo testo dove dà le istruzioni per la cifratura con polifoni e scrive un esempio di lettera cifrata.
Altri esempi di cifratura con polifoni si trovano nelle corrispondenze del Langravio d'Assia e più in seguito nei codici segreti militari russi di fine XVIII° secolo.